Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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04/01/2010

La famiglia, pilastro contro la crisi


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Benvenuto 2010! E viva la famiglia! Sì, perché se l’Italia ha tenuto, in un anno di crisi epocale, che ha squassato la finanza internazionale e messo in seria difficoltà le economie e gli spazi occupazionali dei maggiori Paesi, è perché molti dei meccanismi di difesa che questo Paese ha spontaneamente messo in atto sono radicati nella famiglia italiana e nella sua filosofia di vita. Ecco perché l’Italia può guardare con cauto ottimismo l’anno che verrà. Sì, perché la “fragile” e poco competitiva economia italiana ha tenuto molto meglio di quella di Paesi ritenuti economicamente più forti. Perché ha tenuto? La risposta ci viene anzitutto dall’accuratissimo “Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese, 2009” (Francoangeli Ed). Un rapporto annuale denso di spunti di riflessione, politici e strategici, prezioso per ogni cittadino, uomo e donna, che voglia ritrovare il gusto di capire più a fondo, per (ri) appassionarsi ad essere protagonista del mondo in cui vive, ad ogni livello di presenza civica e professionale. Scrive Giuseppe De Rita, presidente del Censis: “Abbiamo resistito alla crisi: perché non abbiamo esasperato il primato della finanza sull’economia reale; perché il settore bancario ha mantenuto un forte aggancio sul territorio; perché il sistema economico è caratterizzato da una diffusissima e molecolare presenza di piccole aziende; perché abbiamo un mercato del lavoro per metà molto “elastico” (si pensi al sommerso) e per metà molto protetto (grazie al posto fisso e agli ammortizzatori sociali); perché imprese e lavoro sono da sempre protetti dalla patrimonializzazione delle famiglie (risparmi e proprietà della casa); perché tutti i soggetti della società vivono integrati al territorio, alla sua coesione sociale e alla responsabilità delle sue amministrazioni”.
Le dinamiche “conservatrici”, radicate nella famiglia e nei suoi valori, inclusa l’importanza della rete di affetti e di solidarietà diffusa, intra ed extra familiare, a torto ritenute in passato “regressive” da molti osservatori, sono state in realtà le radici forti che hanno consentito di tenere saldo l’albero della vita italiana anche quando i venti internazionali sono stati più squassanti. Rileggiamo quei sei punti: la maggioranza degli italiani crede di più all’economia reale, e non alla finanza, perché crede di più nella solidità delle certezze quotidiane (casa e risparmio solido) che non nelle promesse di denaro facile. Ha rapporti fiduciari con banche radicate nel territorio: certo, perché l’italiano vuole sapere di chi si può fidare, anche per un prestito e per la gestione del proprio denaro. La piccola impresa a gestione familiare (la “famiglia s.p.a.” come moltissime nel Nord-Est) ha retto? Certo, perché dove ci sono cromosomi in comune è più facile serrare i ranghi, risparmiare, sacrificarsi insieme oggi per reggere all’urto e garantirsi la ripresa domani (questo lo insegna anche la neuroeconomia, che studia i rapporti tra genetica e comportamenti).
Questo è in linea con la fortissima patrimonializzazione della famiglia italiana, che continua a credere nelle solide certezze della casa di proprietà e nel risparmio – di nuovo in crescita – in cui è storicamente radicata. Ma il vero motore della famiglia, davvero cellula sociale, è ancora la centralità degli affetti e del senso di responsabilità verso i propri familiari. Certo, più nei paesi medio-piccoli che non nelle grandi città. Certo, con la maggiore fluidità, con le tensioni e le lacerazioni che la famiglia italiana oggi presenta rispetto al passato, ma che sono inferiori a quelle presenti negli Stati Uniti o nel Nord-Europa. La salute – anche economica – di uno Stato non può essere decisa (solo) dall’alto. Gli italiani hanno dimostrato che la solidità affettiva e familiare condivise dalla maggioranza della popolazione possono spontaneamente portare a scelte capaci di radicamenti solidi, più lenti al cambiamento ma meno vulnerabili alla volatilità dei mercati e alle loro inquietudini. E capaci di un ripensamento di massa sugli stili di vita che trova nella condivisione il segreto per riscegliere risparmio e sobrietà.

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Parole chiave:
Crisi economica - Rapporti familiari - Riflessioni di vita

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© 2010 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.