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Corteggiamento, molestie, abusi: il fragile confine tra desiderio, ambiguità e violenza, in un mondo senza parità né simmetria

22/01/2018

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Il rapporto tra i sessi? E’ un terreno minato. Oggi per ragioni molto diverse da ieri. Il cammino per la parità è ancora lungo, in termini sia esistenziali, sia sessuali. Ci sono Paesi ad alto reddito dove le donne non possono guidare, dove possono viaggiare solo sotto la tutela di un uomo – il marito, il padre, il fratello –, come in alcuni Paesi arabi, dove non possono fare sport o suonare strumenti considerati “maschili”, come il tamburo, in alcuni Paesi dell’Africa.
Nel lavoro, anche i Paesi europei vedono una differenza media di reddito intorno al 20%, a parità di mansioni, con differenze ancora più forti nei Paesi meno sviluppati. Le possibilità di carriera sono più forti se la donna si muove “nel nome di un uomo”, antica tutela: che sia il padre, per il cognome che porta, il marito, il mentore, o l’amante. Muoversi nella professione da sole, senza una tutela maschile e senza usare il proprio corpo come merce di scambio, resta un sesto grado negli ambiti professionali più diversi. E sul fronte sessuale? Lo scenario è ancora più asimmetrico, e la disparità più grave.
La donna “preda”, vista come oggetto da possedere, indipendentemente o contro la sua volontà, è ancora radicata nel cervello arcaico e nell’immaginario collettivo dei maschi. E’ questa percezione la motivazione primaria al persistere universale di violenze, abusi e stupri. Resta trasversale la sudditanza al desiderio maschile, da cui la donna doveva difendersi fino al matrimonio, pena il diventare una out-cast, una fuori casta o una peccatrice, a seconda dei contesti religiosi, come è successo e ancora succede in molti Paesi per le donne che restano gravide al di fuori del matrimonio. Su questo fronte, la libertà di dire sì o no, di scegliere, di vivere il proprio desiderio senza dover subire quello dell’altro, partner, capo o sconosciuto che sia, resta un obiettivo prioritario e ancora lontano da essere raggiunto.
I milioni di donne che hanno dichiarato “#metoo”, è successo anche a me, danno la misura di quanto comportamenti maschili millenari siano radicati e quanto non bastino due o tre generazioni per cambiare dinamiche di predazione e sopraffazione, così strutturate e diffuse da essere percepite come la “normalità”, o, peggio, come un diritto, da centinaia di milioni di maschi. Al contempo, soprattutto nel mondo occidentale, un numero crescente di donne usa il proprio potere seduttivo e sessuale in modo molto consapevole e strumentale: per ottenere vantaggi, per conquistare una posizione sociale, per fare carriera, per avere un figlio “bancomat”, che sia un dorato assegno di mantenimento, se l’uomo è ricco o benestante. O, addirittura, usa strumentalmente l’accusa di essere stata molestata per ottenere risarcimenti. Al punto che un medico non resta un secondo in ambulatorio con una paziente, e si spara fuori dalla porta come un proiettile, se l’infermiera deve uscire dalla stanza per un qualsiasi motivo, come mi è capitato più volte di vedere con colleghi americani. E molte aziende, in caso di relazioni affettive tra dipendenti dove lui (ma oggi anche lei) sia in posizione apicale, fa firmare un documento in cui entrambe le parti, e soprattutto la/il dipendente in posizione subalterna, dichiarano che la scelta è consensuale, che non c’è stata alcuna pressione e che non si rivarranno sull’azienda in caso di rottura del rapporto stesso. Con esasperazioni paranoiche: guai se un uomo ti apre la portiera dell’auto, ti aiuta a metterti il cappotto o ti fa entrare prima in ascensore, perché “sottolinea così la tua inferiorità”. Quello che a molte italiane fa piacere come un segno di gentilezza, di sollecitudine, di gradita galanteria, in USA è visto come la peste. Di qui la dichiarazione di Catherine Deneuve e molte altre: «Lasciate che gli uomini ci corteggino». Sì, ma non che ci molestino, abusino o stuprino. Con l’invito a molte donne a non giocare sull’ambiguità: non si fanno colloqui di lavoro in una camera d’albergo alla sera, perché millenari non detti creano un copione difficile da cambiare. Ancor più se c’è asimmetria di peso e di forza, oltre che di potere. Sì, condividiamo il gioco del corteggiamento, ma con un limite chiaro: purché vissuto con libera scelta e consenso emotivo, senza ambiguità né forzature. Soprattutto, lavoriamo insieme agli uomini di qualità per la parità e la simmetria: lo scenario esistenziale per trovare la giusta misura e la giusta musica, anche in amore.

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