Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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05/11/2012

Che cosa succede alla sessualità di un uomo, dopo un tumore?


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


Cancro: una diagnosi che scatena angoscia, paura, disperazione, inquietudine, solitudine, sfiducia, rabbia, senso di impotenza. E che comporta terapie – chirurgia, radio e/o chemio -, capaci di guarire, ma con un costo pesante sulla qualità della vita. Inclusa la sessualità, l’aspetto più trascurato nel domani di un uomo e di una donna che abbiano attraversato il deserto, reale e simbolico, di affrontare un tumore. Che cosa succede alla sessualità di un uomo? Ne ho parlato al Congresso Nazionale dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), domenica scorsa. L’impatto è complesso: sull’identità di maschio, soprattutto se il tumore colpisce l’area genitale. Sulla funzione sessuale e la fertilità, con la massima vulnerabilità nel tumore alla prostata. E sulla relazione di coppia, che tuttavia, per gli uomini, rappresenta un’area di sicurezza, più di quanto succeda quando è lei ad avere un tumore: si separa il 7% delle coppie in cui è lui ad avere un cancro, contro il 25% quando è lei ad avere un carcinoma al seno.
Quali fattori modulano la vulnerabilità della sessualità al tumore? Sono correlati al cancro e al trattamento, alla personalità dell’uomo prima della malattia, ma anche alla qualità delle cure e del supporto, medico e familiare: l’esito è diverso a seconda dell’età dell’uomo, del tipo di cancro e dello stadio; del fatto che ci siano o meno recidive; della terapia effettuata, conservativa o radicale; dell’eventuale chemio o radioterapia. Un primo stadio di un tumore al colon lascia praticamente intatta la sessualità, mentre un tumore avanzato, in qualsiasi organo si trovi, presenta un conto pesante su tutte le dimensioni della salute, inclusa la potenza sessuale. Tra tutti i tumori, il cancro alla prostata ferisce la sessualità in modo pervasivo, perché l’intervento chirurgico radicale può portare alla lesione dei nervi che coordinano l’erezione, con un deficit funzionale che varia dal 20 al 90%.
Come mai una disparità così grande? Oltre alle variabili sopraindicate, c’è da considerare la reale capacità del chirurgo di fare il cosiddetto “nerve sparing”, ossia di risparmiare dalla lesione chirurgica i nervi da cui dipende l’erezione. Attenzione: il fatto che il chirurgo abbia adottato questa strategia protettiva, non garantisce un’erezione perfetta comunque. Molto dipende anche dall’età dell’uomo al momento della diagnosi: l’80% degli uomini di meno di 60 anni può recuperare una buona erezione, contro il 30% se l’età supera i 70 anni; dalla qualità dell’erezione prima dell’intervento: se c’erano già problemi prima, è difficile che la funzione sessuale vada meglio dopo; dalle comorbilità già presenti: un uomo diabetico, iperteso, sovrappeso e magari fumatore ha meno probabilità di recuperare la funzione sessuale di un uomo che non abbia altri fattori di rischio.
Un tumore e le sue cure minano l’integrità corporea. Causano debolezza, disturbi del sonno e dell’appetito, e depressione: il desiderio latita, le erezioni spontanee notturne e mattutine tendono a scomparire. E’ frequente questo? Sì, con un effetto più pervadente se le cure sono impegnative. Quanto tempo ci vuole per ritrovare un’erezione degna del nome? Dai 12 ai 24 mesi, anche se l’intervento alla prostata è stato chirurgicamente impeccabile, incluso il “nerve sparing”, con una variabilità dai 6 ai 36 mesi. Una convalescenza sessuale lunga e difficile, che può mettere alla prova molti uomini e molte coppie.
E’ possibile rendere meno faticosa questa attesa? Sì: incoraggiando la coppia a (ri)trovare un’intimità più variata e ad esplorare una “mappa d’amore” più gratificante per entrambi. Meglio se utilizzando farmaci, quali gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5, come il Sildenafil (Viagra), il Tadalafil (Cialis) e il Vardenafil (Levitra), che favoriscono una vera e propria “ginnastica vascolare” dei corpi cavernosi, le strutture specializzate da cui dipende l’erezione. Insieme, coccole e farmaci creano una sinergia virtuosa che accelera la velocità di recupero della sessualità. E, se desiderato, è importante preservare la fertilità, con la conservazione del seme, prima delle cure: per tenere aperto lo sguardo sul futuro, anche procreativo. Oltre che un’opportunità, è un messaggio di speranza: ce la farai!

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Parole chiave:
Disturbi dell'erezione / Disfunzione erettile - Farmaci vasoattivi - Prostata - Rapporto di coppia - Sessualità maschile - Tumore alla prostata - Tumori

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© 2012 - Il Gazzettino

ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.