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Capitale umano: è urgente ripartire dalla scuola

Capitale umano: è urgente ripartire dalla scuola
25/10/2021

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Capitale umano: è intenso il dibattito su come investire in una formazione di qualità per valorizzare i talenti e rafforzare le competenze. Non ho sentito tuttavia una riflessione sulle finestre temporali critiche per lo sviluppo fisico e psichico ottimale. In greco, era il tempo kairós, il giusto tempo. In medicina il concetto di tempo critico è stringente perché: 1. ogni fase della vita condiziona le successive; 2. ciò che si è perso nelle prime fasi dello sviluppo potrà essere sostituito/vicariato, ma con difficoltà, e quasi sempre in senso deficitario.
Consideriamo l’embrione. Sin dalla fecondazione, la danza della vita ha tempi precisi e strettissimi. Quando l’embrione si annida in utero, inizia una proliferazione cellulare vorticosa, e al tempo stesso rigorosamente progettuale. Il successivo sviluppo di organi e arti è un capolavoro di sviluppi cellulari complessi con tempi che hanno una precisione matematica. Se quei tempi non vengono rispettati per problemi genetici, per un’infezione, per patologie materne, o per tossici quali alcol, fumo o droghe, il bambino può nascere con una significativa riduzione della massa cerebrale, del potenziale intellettivo, motorio, emozionale e creativo ad essa correlato, o con malformazioni di un arto o di organi interni. Il feto sviluppa l’udito in utero, dalla 22a settimana in poi: la lingua materna, con i fonemi principali e le intonazioni essenziali (prosodia del linguaggio), è appresa fin dalla vita endouterina. Se l’apparato uditivo è leso, il piccolo nasce con una sensibilità acustica ridotta. Se il deficit non viene diagnosticato nei primi due anni di vita, non riuscirà mai più a produrre determinati suoni, nemmeno con i migliori apparecchi acustici e la migliore riabilitazione.
La “finestra di opportunità” (window of opportunity) per lo sviluppo dei talenti è precisa nei tempi e molto esigente. Dalla nascita ai tre anni, sarebbe ottimale che i bambini giocassero molto con altri bambini e adulti, con animali domestici e giocattoli veri, limitando al massimo l’uso di visual, TV e telefonini. Il gioco reale porta ad allenare tutte le abilità sensoriali e motorie in modo integrato, e a sviluppare in modo pragmatico molteplici forme di intelligenza motoria, musicale, grafica, emotiva, cognitiva e linguistica. Quanto più i bambini stanno parcheggiati davanti a una baby sitter virtuale, tanto più vengono privati di un allenamento quotidiano, giocoso e gratificante, che rimodella continuamente le connessioni cerebrali e neuromotorie più efficaci per renderli più abili e competenti (skilled), e più capaci di eseguire bene e con gusto compiti diversi, dal calciare in porta a fare un rapido dribbling, dall’andare a canestro al suonare meglio, dal fare i conti a mente a esprimersi accuratamente. E’ utopistico pensare di sviluppare competenze a quindici o vent’anni (aiuto!) se le varie forme di intelligenza e i diversi talenti che ogni bambino ha non vengono allenati sin da piccoli.
L’amara verità è una sola: oggi un ragazzo o una ragazza che si diplomino hanno mediamente la competenza linguistica e matematica che i nostri genitori avevano alle medie. La capacità di risolvere piccoli e grandi problemi quotidiani era maggiore in passato: oggi troppi figli super accuditi sono del tutto incapaci di badare a se stessi. Il principio di ricompensa, quando qualcosa riesce bene, porta a cercare di farlo ancora meglio, assaporando già nel desiderio e nell’impegno progettuale il gusto di un risultato più brillante, in qualsiasi declinazione dei talenti. All’opposto, il bambino con talenti asfissiati fin dai primi anni di vita sarà di fatto emarginato. Si consolerà mangiando, o esprimerà la sua frustrazione con più seri disturbi psichici. Se i bambini italiani sono i più grassi d’Europa, con minima pratica di sport e musica, vogliamo fare qualche riflessione di merito?
Quest’anno e mezzo di tempo sospeso e di DAD (didattica a distanza), frustrante e spesso inefficace, in inquieta solitudine, ha rischiato di asfissiare talenti già in sofferenza. Ricominciamo dalla scuola: dallo sport vero fin dalle primarie, perché i bambini ricuperino il gusto di fare attività fisica, meglio se in squadra, e di rispettare le regole con l’obiettivo di giocare sempre meglio. Lo studio, anche dell’italiano, riprenda la necessaria centralità: è difficile sviluppare pensiero complesso e talenti argomentativi, se il linguaggio è primitivo. I genitori mettano orari precisi per lo studio, a telefonini e social spenti. Ascoltino i figli quando ripetono a voce alta le lezioni. Collaborino con gli insegnanti, invece di sprecare energie per difendere figli dal comportamento indifendibile. Se si perde la finestra di opportunità della scuola primaria, lo spazio e il tempo delle superiori rischieranno di essere perdenti.
I talenti asfissiati non fioriscono per magia all’università, né a corsi di formazione dai titoli altisonanti. Ogni progetto serio comincia dalle fondamenta, con il necessario impegno personale e quotidiano nella vita reale. E i giusti tempi.

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