Alessandra GraziottinAlessandra Graziottin
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13/10/2014

Cannabis, un danno persistente per il cervello dei giovani


Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica H. San Raffaele Resnati, Milano


«Mi faccio una canna, così mi rilasso», dice un ragazzo. «Dai, provala, non ti fa niente di male!», insiste un altro. Non è così. La cannabis, a torto definita droga “leggera”, non lo è affatto. Men che meno per i cervelli dei giovani. Anzi: «E’ una chiave contraffatta, perfetta sì per entrare nel cervello, perché all’inizio imita ciò che fanno le sostanze prodotte dal cervello stesso. In realtà è un ladro in guanti bianchi, capace di forzare le serrature della mente e danneggiare il codice genetico delle cellule nervose. Riduce così progressivamente la loro capacità di formare sinapsi (“sinaptogenesi”), le nuove connessioni con cui i neuroni si parlano tra loro. Tanto più quanto più l’uso è frequente e persistente. Le sinapsi sono la base biologica delle funzione principali del cervello: imparare, associare, ricordare, progettare. Riducendo la capacità dei neuroni di connettersi, la cannabis deruba di potenzialità, di talenti, di sogni, di futuro il cervello e la vita dei nostri ragazzi. E il marchio resta per sempre». Parola del Professor Giovanni Biggio, neuroscienziato, che ne ha parlato in una rigorosissima relazione su “Cannabis: in e out dal cervello degli adolescenti”, al Forum Internazionale di Pediatria “Paidòss” che si è tenuto a Napoli la scorsa settimana. Intervento straordinario per incisività e mole di dati.
Perché la cannabis è ancora più dannosa per il cervello giovane? Perché un cervello in maturazione è molto più vulnerabile ai danni che la canna produce, soprattutto quando sono coinvolte le aree del piacere (il nucleus accumbens), le aree delle emozioni (amigdala) e la corteccia prefrontale, il grande controllore degli impulsi, da cui dipende la capacità di prendere decisioni ragionate. Ossia pesate, valutando pro e contro, e non prese sull’onda delle emozioni, degli entusiasmi e, appunto, dell’impulsività. Un controllore mentale che oggi matura con grande ritardo rispetto ai decenni (e ai secoli) passati: a 24 anni per le femmine e a 28 per i maschi.
In che modo la cannabis, ma anche altre sostanze, possono danneggiare il cervello? Quando entrano nel nucleo della cellula, possono modificare stabilmente l’attività di uno o più geni. Questa modifica, tra l’altro, si trasmette poi ai figli: la modalità è detta epigenetica. E’ oggi al centro delle ricerche perché è questa la via attraverso la quale l’ambiente in cui viviamo, e che include i cibi e le sostanze che assumiamo, modifica il nostro patrimonio genetico. E che ci spiega perché i figli di alcolisti o di tossicodipendenti hanno più probabilità di diventare a loro volta alcolisti e/o tossicodipendenti: il loro patrimonio genetico, già a livello di ovociti e di spermatozoi, è diventato più vulnerabile a queste sostanze. Ecco perché gli stili di vita e le nostre abitudini influenzano non solo la nostra vita, ma anche quella dei nostri figli.
Tornando agli adolescenti, dobbiamo ricordare che il cervello dei giovani è incredibilmente elastico e duttile. In positivo, questa è la base della straordinaria capacità di apprendere che hanno bambini e giovani, se opportunamente stimolati e incoraggiati. In negativo, il loro cervello è molto più recettivo e vulnerabile a strutturarsi su collegamenti e vie nervose che facilitano poi comportamenti a rischio. Soprattutto se questi attivano proprio quel “nucleus accumbens” che è la centrale del piacere e della gratificazione, e che è massimamente attivo proprio nell’adolescenza. Se la cannabis attenua l’apprensione, aiuta a stare meglio nel gruppo, riduce l’ansia sessuale e consente esperienze più rilassate e soddisfacenti con gli amici e nel sesso, diventerà sempre più naturale il prenderla “prima di”. Finché non se ne potrà più fare a meno: le nuove connessioni che si sono create nel cervello portano a comportarsi, quasi in automatico, in un certo modo. Con una progressiva riduzione della vera libertà di scelta. Ecco che il ladro in guanti bianchi comincia a presentare il suo conto: riduzione persistente della memoria e delle capacità cognitive, ma anche rischio aumentato di sviluppare psicosi.
In sintesi, la cannabis è neurotossica per il cervello sano e lo segna per sempre. Attenti dunque alle banalizzazioni ideologica- mente distorte.

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Parole chiave:
Adolescenti e giovani - Autocontrollo - Cervello / Sistema nervoso centrale - Dipendenze, droghe e doping - Epigenetica - Marijuana / Cannabis - Stili di vita

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ATTENZIONE: Ogni terapia va individualizzata e monitorata in ciascuna paziente dal medico specialista esperto nel campo. Queste schede informative non possono in alcun modo sostituirsi al rapporto medico-paziente, né essere utilizzate senza esplicito parere medico.