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Antibiotici e batteri killer: un’escalation pericolosa

Antibiotici e batteri killer: un’escalation pericolosa
01/03/2021

Direttore del Centro di Ginecologia e Sessuologia Medica
H. San Raffaele Resnati, Milano

Antibiotici e batteri: una relazione sempre più pericolosa. L’uso eccessivo di antibiotici seleziona e addestra legioni di batteri resistenti a questi farmaci e sempre più inferociti, fino a diventare dei killer contro i quali la medicina non ha più risorse. L’Italia ha, con la Grecia, il primato europeo di antibiotico-resistenza. Ne dà un’aggiornata analisi l’ultimo Rapporto Nazionale 2019, su “L’uso degli antibiotici in Italia”, coordinato dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMED) dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), da poco pubblicato.
Perché dovremmo preoccuparci? Perché la situazione è già da allarme rosso. Perché i nostri inquilini, triliardi di microrganismi residenti sul nostro corpo, sono sul piede di guerra. In condizioni di benessere, ci abitano allegri e silenziosi, numerosi come una galassia di stelle. Batteri, virus, funghi, fanno parte del nostro microscopico microbiota, invisibile ma potentissimo. Si sono evoluti con noi, Homo – e Femina – Sapiens, nell’arco di duecentomila anni (sul sapiens crescono motivate riserve…). Hanno sviluppato strategie diverse: dalla quieta convivenza alla cooperazione preziosa, quando sintetizzano per noi vitamine che non introduciamo con la dieta, quando ci aiutano a metabolizzare gli alimenti e perfino i nostri ormoni, o quando ci aiutano a essere più felici, agendo sul cervello viscerale (“gut-brain”). Non amano tuttavia essere trattati con le bombe atomiche, gli antibiotici appunto. Ancor meno quando ne facciamo un uso inappropriato, in Medicina come in Veterinaria. Carni di animali trattati con alte dosi di antibiotici per accelerarne la crescita, riducendo alcune infezioni, trasmettono all’uomo anche tutte le resistenze che i geniali batteri hanno già sviluppato negli animali trattati. Col risultato che noi diventiamo antibiotico-resistenti prima ancora di aver mai usato un dato tipo di antibiotico, come è stato dimostrato in uno studio ormai classico sulle antibiotico-resistenze “primarie” di bambini che mangiavano hamburger preparati con carni di animali trattati con antibiotici.
Per quantizzare i farmaci che usiamo, nello specifico gli antibiotici, è oggi usato un parametro specifico, la DDD (“defined daily dose”): indica la dose media di un farmaco assunta giornalmente da un paziente adulto, con riferimento all’indicazione terapeutica principale del farmaco stesso. Rappresenta la dose di mantenimento della terapia, e non la dose iniziale. La DDD va considerata unicamente come strumento tecnico per misurare le prescrizioni dei farmaci. Nel 2019, il consumo italiano è stato di 21,4 DDD/1000 abitanti al giorno, molto più alto del resto d’Europa. Circa 4 italiani su 10 hanno utilizzato almeno una prescrizione di antibiotico. Nel 2019 gli antibiotici hanno rappresentato il 3,6% della spesa e l’1,5% dei consumi totali a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Sono molto più usati al Sud che al Nord, con proporzionale incremento della spesa sanitaria relativa a questa voce. In positivo Campania e Sardegna hanno mostrato i decrementi più significativi nell’uso, con un virtuoso meno 6,3% e 6,8%, rispettivamente. Massimo è l’uso nei bambini di meno di 4 anni e negli anziani di più di 85 anni. Preoccupa vedere che, nel 2019, il 40,9% dei bambini italiani ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici, con una media di 2,6 confezioni ciascuno. Con quale impatto sul loro microbiota nativo e sulla loro salute a medio e lungo termine? Ben il 25% delle prescrizioni ambulatoriali è considerato inappropriato: succede di più al Sud, nelle donne e nelle persone di età maggiore di 65 anni. Non basta: oltre il 50% delle prescrizioni non ha riguardato un antibiotico di prima scelta. Aumenta anche il consumo ospedaliero di antibiotici.
Purtroppo per il 2020 e il 2021 è probabile un’impennata nell’antibiotico resistenza. Quali strategie adottare? Bisogna ridurre la vulnerabilità alle infezioni: misure barriera, stili di vita sani, limitazione dello stress biologico e psichico riducono sia le infezioni sia la loro aggressività, e aumentano l’efficacia delle nostre difese immunitarie. Bisogna ridurre la richiesta di antibiotici per ogni febbricola. L’uso intelligente di prebiotici e probiotici può aiutare il corpo a difendersi, agendo sul “terreno” biologico in cui i germi nemici si sviluppano. Per noi medici e per i veterinari, è urgente aumentare l’attenzione clinica alla prescrizione motivata. Gli oltre diecimila morti all’anno, in Italia, uccisi da batteri killer per antibiotico-resistenza ci chiedono di essere molto più oculati e prudenti.

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